SANTI
Passio Sanctae Justinae martyris (VI secolo)
«La beata Giustina ebbe natali da genitori cristiani e fu temprata tra nobili donne di chiara fama; sollecitata dalla santa religione diede ampio spazio nel suo spirito alle finezze della saggezza, per cui Cristo la attrasse a sé consacrandola sua sposa.
Chi non vorrebbe piacerle, vergine consacrata e ministra di carità, che con tale umiltà portò alla gloria la nobiltà di un fiero sangue tanto da meritare di venire eletta al senato della patria celeste?
Veramente tempio degno dell'abitazione del Signore era il santo corpo, ornato di tanti e grandi meriti come di altrettante margarite, astretto a digiuni e nutrito di incessanti preghiere, reso più che mondo per la purità: fu di una tale risplendente prudenza da fare più luce di raddoppiata lampada.
Veramente Giustina di nome e di fatto, che seppe con le opere coronare il suo nome e non perderlo per l'eternità. Illustre per potenza di natali, ma più ancora per il suo cristianesimo: la sua mente pura infatti seppe conseguire la palma di altissima vittoria.
Trovandosi essa nelle regioni venete e precisamente a Padova sua patria, vi sopraggiunse, proveniente da Milano, l'imperatore Massimiano, conosciuto per la sua crudeltà: comanda che gli si istituisca nel Campo Marzio il tribunale per uccidere, sacrilego, i santi di Dio.
Allora la beatissima Giustina dal suo podere, detto Vitaliano, salita in vettura, si affrettava a visitare i servi di Dio, quando, sorpresa dai soldati, ne fu strappata giù a forza e a grande velocità portata al cospetto del crudelissimo Massimiano, come loro era stato ingiunto dallo stesso imperatore.
Così l'aggredì l'imperatore: Dì il tuo nome con cui ti si chiama e la tua condizione sociale.
Allora la beata Giustina serena in volto rispose: Sono cristiana.
L'imperatore Massimiano disse: Io ti richiedo piuttosto del nome e tu getti sui nostri orecchi quanto non vogliamo sentire; dì il tuo nome prima che ti faccia morire.
Replicò la beata Giustina: Ti ho detto, sono cristiana; quanto al nome mi chiamo Giustina.
L'imperatore Massimiano disse: Quale setta religiosa professi? La beata Giustina rispose: Io adoro il signore mio Gesù Cristo che ha fatto cielo e terra, mare e tutto ciò che vi è in essi.
L'imperatore Massimiano disse: Avvicinati e sacrifica al grande dio Marte, se vuoi salva la tua giovinezza.
La beata Giustina rispose: Ti ho già detto, sono cristiana; e alle pietre sorde e mute, opera delle mani degli uomini, non sacrifico; e a tutte le suggestioni diaboliche rinunzio; e mi offro in sacrificio solo a colui al quale mi sono consegnata, il signore mio Gesù Cristo, figlio del Dio vivo, il quale ha detto: “Io sono via, verità e vita; chi crede in me non morirà in eterno”. Questo ai credenti in lui ha ripetutamente promesso con tono inconfondibile, e la sua promessa è in me, e nessuno potrà sradicare dal suo amore la mia mente, così profondamente radicata in lui; altro è parlare con Dio e altro con gli uomini. Ma se hai escogitato dei tormenti, affrettati ad eseguirli nell'ancella di Cristo. Perché ritardi? Bramo infatti andarmene al mio signore Gesù Cristo che si è degnato di prendermi come sua fin dall'infanzia.
L'imperatore Massimiano disse: Perché respingi le mie richieste con tante inutili parole? Sacrifica e sarai libera dai tormenti; diversamente sappi che dovrai morire di spada.
La beata Giustina rispose: Rendo grazie al mio Dio che si è degnato di accogliermi come sua vittima, io indegna sua serva; non voglio sacrificare ai vostri demoni, come non voglio consentire alle tue vane lusinghe; piuttosto di questo faccio preghiera al signore mio Gesù Cristo che si degni di ascrivere me sua serva tra le sue ancelle.
Ti prego perciò che tu voglia portare a compimento i tormenti che intendi disporre ai miei riguardi. Da parte mia infatti sono preparata a sostenere per il nome del signore mio Gesù Cristo ogni contrarietà.
Perché dovrei temere di cimentarmi in questa prova, quando si sa che il Signore mio Gesù Cristo a profusione ha dato il suo sangue per la salvezza di tutto il mondo?
Allora il crudelissimo imperatore, preso da ira, con bocca sacrilega, emanò la sentenza: Giustina, poiché a lungo è rimasta nascosta; e afferma di rimanere vincolata alla religione cristiana; e non intende obbedire alle nostre ingiunzioni, comandiamo che sia uccisa di spada.
Ciò udendo, la beata Giustina ripetutamente esclamava: Ti rendo grazie, signore Gesù Cristo, che ti sei degnato di ascrivere nel tuo libro la tua confessore e martire. Oramai se a te piace e risponde a verità la sentenza proferita dall'empiissimo imperatore, si effettui subito in questo luogo il già disposto giuramento della mia confessione di fede, e accogli la tua ancella nel grembo tuo, che siedi nel trono, mia luce, perla preziosa, che sempre ho amato, bramato e ora desidero vedere re di tutti i secoli, tu che regni col Padre e lo Spirito Santo.
E finita la preghiera, piegate a terra le ginocchia, il sicario le immerse la spada nel fianco.
Così trafitta per un'ora intera, gli occhi fissi al cielo e le mani levate, davanti a tutti, a chiara voce diceva: Signore Gesù Cristo, accogli la mia anima nel tuo riposo, perché te ho scelto, te ho sospirato e tua desidero essere, tu che solo ho amato signore mio Gesù Cristo salvatore del mondo E se nessun altro fuori di te ho cercato, te solo io ritrovi e niente altro che te io incontri.
E fattosi il segno della santa croce e, dopo aver impresso croci anche su tutto il suo corpo, serenamente spirò.
Quindi i cristiani vedendo l'ardore della sua fede e la venerabile sua passione, degni di una martire, cosparsero di aromi il suo corpo e vi apposero un'edicola degna di esso a quasi mille passi, più o meno, dalla città di Padova; dove fino ad oggi vengono celebrati in suo onore i santi misteri.
Come a convegno alle soglie del suo tempio, sulla sua tomba, con umile pietà perviene una gran moltitudine di cristiani, i quali a lode di Dio si sciolgono in festa, attorno alla beata martire Giustina.
La beata Giustina fu martirizzata sotto l'imperatore Massimiano alle none di ottobre (7 ottobre), regnando in verità il signore nostro Gesù Cristo, al quale è l'onore e la gloria nei secoli dei secoli. Amen».
L'Icona della Madonna costantinopolitana
I documenti in nostro possesso segnalano la presenza della veneranda Immagine nel Monastero di Santa Giustina a partire dal XII secolo; fu conservata nel sacello di S. Maria (ora detto sacello di S. Prosdocimo) e divenne oggetto di viva devozione popolare.
Il 23 maggio 1909 l'allora Rettore della chiesa di Santa Giustina, mons. Andrea Panzoni, promosse l'incoronazione solenne dell'Icona costantinopolitana. Egli intendeva così contribuire alla maggiore valorizzazione del tempio che proprio in quell'anno fu elevato alla dignità di Basilica Minore Romana da Pio X.
Nell'ottobre del 1917, a motivo degli eventi bellici, l'Icona venne trasferita in treno a Roma e custodita nel Seminario diocesano (dove mons. Panzoni risiedeva da qualche anno); da lì rientrò a Padova, sempre in treno, il 26 gennaio 1919 e fu solennemente onorata il 2 febbraio seguente. Nello stesso anno, il 21 aprile, un primo contingente di monaci, proveniente da Praglia, ritornò nel monastero dopo oltre un secolo dalla soppressione napoleonica.
Fin verso il 1960 l'Icona, invocata come Salus populi Patavini, veniva portata processionalmente in Prato della Valle su un apposito mezzo di trasporto, ed anche solennemente esposta all'altar maggiore con un ricco apparato di drappi e lampadari.
Ancor oggi, il 23 maggio - giorno anniversario della sua incoronazione - si svolge dopo cena una solenne e suggestiva processione con i monaci per i chiostri dell' Abbazia, che si conclude all'altare di s. Luca con una Liturgia della Parola ed il canto del Magnificat.
Nel 1959, a seguito della sistemazione del sacello di S. Prosdocimo, si decise di toglierla da quella sede secolare: nell' occasione si separò l'icona vera e propria dalla riza di rame sbalzato e dorato che la proteggeva anteriormente. La riza ha trovato la sua collocazione definitiva in Basilica: si trova nel braccio del transetto di S. Luca, sorretta da due angeli (opera di Amleto Sartori, 1960). I volti della Vergine e del Bambino Gesù, dipinti su tela, sono attribuiti a Moretto da Brescia (terzo decennio del XVI sec.).
La tavola di legno sottostante fu affidata al restauro del prof. Antonio Lazzarin: sotto una patina di resina bruciacchiata si rinvennero alcuni lacerti di pittura originale. Al termine del restauro venne custodita per breve tempo in sagrestia, poi sull' altare, del Coro Vecchio; infine ci si decise per l'attuale collocazione interna al Monastero.
La tradizione 'leggendaria' che la vuole salvata da Costantinopoli al tempo della persecuzione iconoclasta nell'VIII sec. per mano del prete Urio non regge alla critica storica. Fu giudicata invece del XII sec. circa dal prof. Lorenzoni per alcune caratteristiche stilistiche delle aureole e del mento della Vergine. Recenti analisi al 14C confermano la tavola dell'XI-XII sec. e la sua origine costantinopolitana.
Chi era s. Luca?
Non era, come molti credono, uno dei dodici apostoli scelti da Gesù; venne invece citato e lodato più volte da s. Paolo come suo fedele collaboratore nei viaggi che fece per evangelizzare le genti.
Luca scrisse il Vangelo che da lui prese il nome e gli Atti degli Apostoli: i due volumi risultano essere un'unica opera (la più estesa del Nuovo Testamento) concepita secondo un piano unitario: narrare la storia di Gesù che continua nella Chiesa assistita dallo Spirito Santo; per sottolineare che il messaggio di Gesù, come già preannunciato dai profeti di Israele, era destinato a tutti i popoli e doveva essere espresso da ciascuno nella propria lingua e cultura.
Fonti antiche parlano della sua professione di medico: perciò i medici hanno proclamato Luca loro patrono.
Una tradizione assai diffusa lo presenta anche pittore: del volto di Cristo e soprattutto della Madonna. Ci sono tante immagini bizantine sparse per il mondo e a lui attribuite: autentiche o no, queste esprimono comunque la coscienza popolare che vede in Luca l'evangelista che ci ha dipinto il ritratto letterario più bello di Gesù, della Madonna e di tanti altri personaggi e vicende del Vangelo e della Chiesa primitiva. Perciò è diventato anche patrono degli artisti e, dal 1300, dello stesso relativo settore dell'Università di Padova.
Tra le icone "lucane" una si trova in questa Basilica, proprio sopra la tomba di san Luca: rappresenta la Madonna Hodighitria ("che indica la Via ": infatti, con un dito mostra Gesù); restaurata verso il 1960, se ne è confermata recentemente l'origine costantinopolitana e l'antichità (circa XI-XII sec.).
S. Luca è festeggiato sia dalla Chiesa Cattolica che da quelle Ortodosse il 18 ottobre.