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UNITÀ DEI CRISTIANI
SETTIMANA DI PREGHIERA DAL 18 AL 25 GENNAIO
Anche quest’anno, come ormai da oltre un secolo, i cristiani di tutte le chiese e confessioni celebrano dal 18 al 25 gennaio l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, benemerita iniziativa di pochi pionieri dell’ecumenismo che ritenevano l’attività spirituale ben più importante e prioritaria delle trattative diplomatiche e delle stesse discussioni teologiche. Il tema proposto per quest’anno, scelto dalle chiese di Polonia, si richiama a un brano paolino di 1Cor 15,51-58: “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore”. In tempi di crisi e di sconfitte, l’evocazione della vittoria pasquale è l’unico annuncio che può veramente smuovere le coscienze di tutti, rivelando che non è mai il male del mondo a dire l’ultima parola: “O morte, dov’è la tua forza che uccide?”. L’invito a rimanere “saldi e incrollabili” può sembrare un eccesso di ottimismo in momenti in cui traballano e si scuotono tutti i grandi poteri della terra, ma la fede è più vera anche del facile ottimismo: non è solo un augurio, ma una certezza che chiede solo il consenso della mente e del cuore.
L’agenda ecumenica in Italia di questo mese è fitta di appuntamenti. Si svolge come di consueto dal 18 al 25 gennaio la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che vedrà impegnate diocesi e comunità cristiane ad approfondire la frase evangelica “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore”. Tra le consuete iniziative di veglie di preghiera, tavole rotonde e dibattiti promossi su tutto il territorio nazionale, c’è da segnalare quest’anno l’intento diffuso e condiviso di promuovere momenti d’incontro e approfondimento del Concilio Vaticano II nell’anno in cui si celebra il 50° anniversario della sua apertura (11 ottobre 1962). Il tema della Settimana è presentato anche quest’anno dai rappresentanti delle Chiese cattolica (mons. Mansueto Bianchi per la Cei), evangelica (il pastore Massimo Aquilante per la Fcei) e ortodossa (il metropolita Gennadios). “La preghiera è trasformante – affermano – quando i cristiani comprendono il valore e l’efficacia della preghiera in comune per l’unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando”. Ed aggiungono: “Un ostacolo permane, e può impedirci di portare a termine il nostro compito. È l’ostacolo della divisione e della mancanza di unità fra i cristiani. Come può il messaggio del Vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita?”.
Sabato 21 gennaio alle ore 21,00 presso il Santuario di P. Leopoldo, nell’ambito della Settimana di Preghiere per l’Unità dei Cristiani, è prevista una serata dedicata al canto liturgico secondo le varie Confessioni cristiane. Saranno presenti anche i Monaci di S. Giustina, i quali eseguiranno le Sequenza di Pasqua, di Pentecoste, del S. P. Benedetto e l’Ave Maria della Solennità dell’Immacolata Concezione.
TESSUTI D’ARTE PER LA LITUIRGIA
Sirio è una piccola azienda bergamasca che opera nel settore d'arte sacra dal 1995.
Nel 2005 il titolare Massimiliano Sartirani decide di dare una svolta, stanco dei soliti paramenti prodotti in serie.
Inizia una ricerca del tutto nuova e ambiziosa coinvolgendo tessitrici e tessitori in un progetto, che vede la creazione di casule costruite e contestualizzate con un’attenzione particolare alla creazione del tessuto, paramenti unici nel loro genere non ” in serie”.
Dal 2006 grazie anche a sacerdoti che hanno creduto nel progetto, s’iniziano a esporre questi paramenti, tuttora utilizzati, in luoghi di notevole pregio.
La continua ricerca, e le preziose collaborazioni con liturgisti ci hanno portato a collaborare con l'Istituto di Liturgia Pastorale presso l’Abbazia di S. Giustina in Padova, dove dal 25 ottobre al 09 novembre sono esposte nella Cappella Cornaro alcuni paramenti.


Per la Solennità di S. Giustina il 7 ottobre, dal Capitello "S. Giustina" in Piazzale Pontecorvo a Prato della Valle, sfilata storica con costumi del tardo Rinascimento dell'Associazione di volontariato onlus "Pernumia viva", e rievocazione del martirio di S. Giustina sul sagrato della Basilica.
PENTECOSTE
In un clima di assorta preghiera e contemplazione, ormai da più di settant'anni, si rinnova nella Basilica di S. Giustina, nel giorno di Pentecoste alla Messa Solenne la pioggia di petali di rose che simboleggiano le lingue di fuoco scese dal cielo sulle teste degli apostoli riuniti con Maria SS.ma nel Cenacolo secondo il comando di Gesù. Probabilmente è una tradizione di cui si era persa la memoria a causa della lunga interruzione della presenza dei Monaci a S. Giustina a seguito delle varie soppressioni che avevano trasformato il Monastero in Caserma e la Basilica affidata al Clero diocesano. Negli anni ‘40 del secolo scorso con il ritorno dei Monaci un monaco di Parma p. don Cornelio Biondi, ammirando la stupenda architettura della Basilica e la configurazione delle cupole, aveva suggerito l'idea appunto di far piovere petali di rose dalla Cupola sul Presbiterio maggiore il giorno di Pentecoste al canto dell'Alleluia prima del Vangelo, abitudine già in uso nell'Abbazia di San Giovanni di Parma. Visto il primo risultato, il sacrestano di allora, oggi ancora vivente con la veneranda età di 90 anni, il nostro Don Pio Miotto, puntualmente ogni anno si è curato di non lasciar cadere questa tradizione che negli ultimi dieci anni ha riscosso un ulteriore interesse. E così ancora una volta nella nostra Basilica di S. Giustina, durante la Messa Solenne presieduta dal Rev.mo p. Abate Innocenzo Negrato, al suggestivo canto gregoriano dell'Alleluia prima del Vangelo, mani nascoste, dal ballatoio della Cupola centrale, lasceranno cadere sul Presbiterio petali variopinti di rose che per la gran quantità, danno l'idea di una pioggia di lingue di fuoco, che se per caso viene attraversata dai raggi del sole raggiunge il massimo di ciò che vuole fare memoria.
Un gesto semplice che però inserito nella solenne liturgia di Pentecoste crea uno straordinario suggestivo clima di preghiera e di contemplazione. Con l'auspicio che questo momento di altissima preghiera riesca a portare Dio nei nostri cuori e noi nella sfera di Dio.
SAN PROSDOCIMO


Completato il restauro del Sacello di San Prosdocimo
il luogo di culto cristiano più antico della città
È tornato a splendere, nella Basilica di Santa Giustina, il Sacello di San Prosdocimo, il più antico luogo di culto cristiano esistente a Padova, che l’Architetto Leonino Micheletto qualifica come il “modello dell’Aghia Sofia di Costantinopoli, progettato dallo stesso architetto, nel VI secolo”.
Non si possono più ammirare gli sfavillanti mosaici che ne decoravano anticamente la cupola con i colori rosso a levante e a ponente e celeste a mezzogiorno, scelti per riscaldare le luci dell’aurora e del tramonto e rinfrescare quella violenta del mezzogiorno, ottenendo così un effetto di luci riflesse. Il recente restauro ha però restituito i bei colori cinquecenteschi del luogo sacro, ripristinando l’armonia e la luminosità di cui doveva essere dotato l’oratorio. Sulla decorazione non si interveniva più dall’Ottocento, se si eccettua una lieve pulitura e qualche maldestro ritocco negli anni ’20 del secolo scorso.
Ora il ciclo pittorico dei fratelli Camillo e Tommaso, figli di Pellegrino da Chioggia, sensibili alle riflessioni di Domenico Campagnola, che qui impressero, nel 1565, il meglio della loro arte, è tornato luminoso, perfettamente leggibile, risanato dall’umidità. L’intervento, condotto a termine dalla Ditta Arte e Restauro di Rimini, sotto la direzione della Sovrintendenza, ha posto fine al terzo lotto di lavori sponsorizzati dallo Stato Italiano. «Il Sacello è tornato accogliente per i numerosi turisti e devoti che lo visitano, e soprattutto per le scolaresche e i bambini delle parrocchie che sempre più numerosi vengono a salutare San Prosdocimo in occasione della loro Cresima, una tradizione questa che si consolida sempre più nella diocesi di Padova».
Le novità nel ciclo pittorico, fino a poco tempo fa quasi dimenticato, sono molte, a cominciare dalla bellezza dei colori e delle immagini impresse con maestria, tali da renderlo una piccola bibbia dei pover”, tanto numerosi sono i protagonisti che vengono dispiegati lungo la cupola, il tamburo, le quattro vele ellittiche, le quattro arcate e le lunette. Il ciclo non è mai stato completamente presentato nella sua iconografia e merita una seria presa in considerazione da parte degli studiosi dell’arte per la bellezza dei particolari e per l’importanza di alcune immagini. La cupola, che anticamente presentava le immagini a mosaico dei dodici Apostoli nei verdi prati del paradiso, ne mostra solo undici, oggi dipinti, testimoni del Cristo in ascensione, avvolto in tenui panneggi.
Le quattro vele, che contengono altrettanti simboli degli Evangelisti, ora li presentano anche completati nella loro immagine umana. Molto efficaci, anche se dal tono popolare, i numerosi tondi degli archi, contornati da didascalie in latino, che narrano episodi della vita della Madonna, di San Prosdocimo, di Santa Giustina, del Buon Pastore e della passione di Cristo. Interessante l’affresco della lunetta a ovest che parla dei Santi Prosdocimo e Giustina, che assicurano protezione alla città di Padova, dipinta in una iconografia fin’ora mai vista, con una veduta della città dell’epoca. Curiosa la presentazione della Basilica Giustiniana dotata d’un campanile d’altezza assai inferiore all’attuale (Alfredo Pescante).


